Dal vino al Marsala

La viticoltura del trapanese è tra le più antiche dell'isola (sono stati trovati vasi vinari del periodo compreso tra l'VIII e il VI secolo a.C.) e già nel 300 a.C. il porto di Marsala era un importante centro di scambio con i paesi dell'Egeo, con il Nord Africa e con la Spagna. Del resto la vite e il culto di Dioniso furono importati in Sicilia dai Greci, conoscitori della coltivazione "ad alberello" (che non lasciava crescere le piante più di 70-80 cm) e dei migliori sistemi di potatura; le uve coltivate con i loro sistemi erano ricche di zucchero, e i vini avevano un alto grado alcolico e un profumo delicato. Il Marsala è il loro diretto discendente. I vitigni ad uva bianca che originano questo vino sono il Grillo, il Catarratto, l'Inzolia e il Damaschino; per il tipo rubino si usano invece le nere Pignatello, Calabrese e Nerello Mascalese.
La produzione del Marsala nella zona di Trapani ha dato origine anche ad una interessante architettura tipica di queste zone con la costruzione dei bagli, stabilimenti formati da magazzini che si sviluppano al pian terreno intorno ad un cortile rettangolare; la loro larghezza è quasi sempre di 12 metri (per permettere la disposizione di 4 serie di botti da 20-25 ettolitri), la lunghezza varia a seconda dell'importanza dello stabilimento.
La nascita del vino marsala, meglio della sua fama si deve alle condizioni meteorologiche avverse che costrinsero John Woodhouse, ricco commerciante di Liverpool, nel 1773, ad approdare a Marsala invece che a Mazara del Vallo. Una volta sbarcato nella cittadina siciliana, un po' per festeggiare lo scampato pericolo e un po' per risollevare il morale per l'affare sfumato, Woodhouse si recò in una bettola nella zona del porto, dove ebbe l'occasione di assaggiare un vino particolarmente buono, prodotto da quelle parti: il Perpetuum. Si trattava di un vino forte, simile al Madeira o al Porto, proprio il vino che piaceva agli Inglesi.
Da qui nacque, quasi per caso, la decisione di acquistarne una grossa scorta da vendere in patria, e per conservarlo nelle migliori condizioni fino a destinazione decise di aggiungere alle botti una certa quantità di alcol aumentandone la gradazione.
La prima spedizione fu un incredibile successo: tutte le botti furono vendute in pochi giorni e questo convinse Woodhouse a tornare definitivamente in Sicilia per dare vita ad una nuova e stabile attività commerciale.
Alla fine del 18° secolo il vino marsala era ormai abitualmente bevuto su tutte le navi di Sua Maestà britannica, anche l'ammiraglio Nelson era solito festeggiare una vittoria con il vino marsala di Woodhouse, e la storia racconta che fu proprio in seguito alla battaglia navale di Trafalgar che, per la prima volta, si cominciò a parlare del marsala come del “Victory Wine”, ossia vino della vittoria.
Quello fu il momento decisivo: da allora in poi il commercio del vino siciliano interessò anche altri imprenditori inglesi, come Benjamin Ingham, e, successivamente, il nipote John Whitaker.
Ma è solo nel 1832 che, finalmente, troviamo un nome italiano fra i produttori di marsala, ed è proprio quello di Vincenzo Florio.
L’inserimento dei Florio nel mercato del vino, nel 1834, è un momento importante sia per la storia della famiglia sia per la storia del vino Marsala; intanto rispetto agli altri mercanti inglesi, la scelta di Vincenzo Florio è di rivolgersi soprattutto al mercato nazionale più che fare la concorrenza, che sarebbe stata persa già dal nascere, a Ingham che aveva il predominio del mercato americano o ai Woodhouse che avevano il predominio del mercato del Nord Europa. Le cose cominciano a cambiare sensibilmente nella seconda metà dell’Ottocento quando Vincenzo Florio e il figlio Ignazio investono sempre di più nell’azienda per modernizzarla. Nelle loro cantine si realizzerà il primo impianto di imbottigliamento meccanico ben prima che non alla Ingham o alla Woodehouse. L'attività intrapresa si rivelò un ottimo affare ed il prodotto si assicurò un vasto mercato.
Oggi è possibile fare numerose visite con degustazione ma anche godersi cene in bottaia e ovviamente acquistare il “vino della vittoria” per gustarlo comodamente a casa con gli amici.